La monotonia di un contratto a sei mesi

Allucinazione: futuro sereno e roseo per gli standard occidentali del comfort e del successo.

Svegliarsi annoiati. Già stanchi al vispo canto del gallo – ancor più al meccanico suono postumo della sveglia – per una notte passata a dare in pasto alla memoria a breve termine nozioni fondamentali per il superamento di un esame, ch’altro non è che un gradino verso l’obiettivo di qualunque giovane adulto bramoso d’emancipazione.

Mi alzo dal letto con la schiena a pezzi, la mia sedia Ikea da quindici euro sicuramente è meno comoda della poltrona di un presidente. La luce impertinente mette in mostra l’angustia di una stanza sterile che mi fa compagnia sin dai primi anni dell’infanzia, alla quale mai ho mostrato legami d’affetto, personalizzazioni o segni d’appartenenza. Le pareti sono gialline, un po’ come quelle delle scuole (pare favorisca l’apprendimento). Io avrei tanto voluto pareti di colori diverse, carte da parati rococò, qualcosa di divertente, ma l’ossessione di mia madre per creare l’illusione di uno spazio più grande aveva imposto questo color tuorlo anemico “perché il bianco è troppo asettico e si sporca subito, almeno questo è sia luminoso che allegro!”.

Che allegria.

La luce è accecante e io non sono abituata a guidare di giorno, trovo i turni serali molto più vantaggiosi in quanto si incontrano meno persone – tra colleghi, capi, capetti e passeggeri – si gonfia leggermente il salario, si dorme un po’ di più la mattina, si ha la possibilità di frequentare l’università, insomma se il mio turno è prima del meriggio, sono lontana dalla prassi e dalla serenità.

Talvolta, tuttavia, poteva accadere di ritrovarmi per caso a sintetizzare vitamina D, durante il costellato di pericoli percorso tra parcheggio e Terminal 1.

Non descriverò le dinamiche del mio lavoro (ex lavoro ormai), in quanto affatto creativo e noioso, alienante e a volte anche mortificante, ma passerò direttamente al dialogo che ha acceso in me entusiasmi ormai sopiti da tempo, sostituiti da tempi immemori dalla rassegnazione totale. [Come vedrete di seguito, l’entusiasmo si è acceso come un fiammifero. Non era infernale fiamma eterna, si è spento subito.]

La mia collega Ale è sempre stata una ragazza molto dolce e carina, di quelle che guardi e pensi ‘ma che bel viso, che lineamenti delicati e nobiliì, fisico asciutto e altezza sul metro e sessanta, perennemente ombretto malva e capelli biondo rame naturale. Non è mai stata di quelle con cui stringere un’amicizia sincera però, si parlava di lavoro, di ingiustizie e raccomandati, di politica, ma senza allontanarsi dai luoghi comuni e dal linciaggio da salotto.

Quel giorno però, mentre con interesse formale le chiedevo come andava col fidanzato, mi ha risposto con un: “Bene, ora pare riuscirà a prendere un mutuo per prendere casa.”

Un mutuo? Uno stagionale?

“Si, una sua amica l’ha fatto, per un massimo di 200.000 euro.”

Nella mia mente viaggiavo, ero contenta, non ero più indignata per il vomito colloquiale di Mario Monti sulla monotonia del posto fisso. Immaginavo il mio appartamento di trenta o quaranta metri quadri arredato con un pacchianissimo mix di design industriale e mobili barocchi, vernici ispirate agli interni del Bauhaus e cornici dorate.

“Ti devi solo informare con la tua banca.”

La mia banca, che non è differente, non è costruita intorno a me, non è smart o genius, ma puzza di soldi e ladri ed ha impiegate trucide e ignoranti, mi ‘aiuterebbe’ per il 70% dell’immobile. [E comunque, nel caso vi possa interessare, giovani sfigati come me ma che almeno siete in contratto e che, spero per voi, guadagnate un po’ di più, ecco qui.]

Avevo bisogno di laurearmi per fare il lavoro che avrei sempre voluto fare. Ma dovevo anche lavorare, e dovevo tenermi il lavoro stretto. Dopo miriadi di microesperienze interinali, finalmente potevo vantare un contratto a sei mesi. Una grande conquista! Purtroppo la scoperta del mutuo ‘dedicato a tutta la clientela privata con contratto di lavoro a termine’ è avvenuta troppo tardi, e dovrò aspettare con ansia la RICHIAMATA.

Anche se decidessi di compiere questo piccolo passo verso l’emancipazione dalla famiglia, sarebbe soltanto un palliativo, visto che comunque dovrei chiedere il loro aiuto per sopravvivere. Poi, come sempre, che chi sta molto peggio, chi ha la laurea ed è costretto a fare lavori lontanissimi dal suo campo, pagato poco tra l’altro, chi proprio lavoro non riesce a trovarlo, genitori che sono stati licenziati, altri fratelli e sorelle da mantenere e così via.

Quindi mi chiedo, in quanto siamo noi la maggioranza, perchè ai nostri ministri manca quell’educazione base, quel senso del pudore, quel rispetto che la suorina maestra delle elementari, dovrebbe aver insegnato loro decadi fa con violento zelo? Perchè devo essere insultata dalla Cancellieri se sono circondata dalle pareti del colore che preferisce mia madre e che io detesto? Perchè la metà di quel che guadagno devo spenderlo in benzina (quella consumata solo per andare al lavoro, tra l’altro) e nell’ipotesi più rosea pagare metà di un immaginario mutuo?

Il mio è uno sfogo candido, una rabbia sterile. Tanto si sa, la figlia della Fornero continuerà a stare al caldo sotto il culo flaccido di chioccia Elsa, i nostri tecnici continueranno a svomare sentenze provocatorie e schiaffeggiare le nostre facce anestetizzate.

Ma io sono fiduciosa. Che sia surgelata, forse una sorta di vendetta la storia la concederà; ma alla fine la scalderemo al microonde.

 

 

 


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...