Raschiare il cheddar e ciarlare delle altrui abitudini sessuali

Estate 2011

Uno schermo e una colonna amaranto, un totem moderno, accenti meridionali che viaggiano nell’aria. Sere senza un senso apparente e senza alcuna volontà di scavare oltre l’apparenza scorrono pesanti come un fiume ghiotto di piombo, come il mio stomaco che canta l’inno degli Stati Uniti, colmo di carne 100% italiana. Eppure dopo tanto lento scorrere spariscono come il fumo delle tante sigarette consumate più per noia che per voglia o fisica necessità, come gli stupidi pettegolezzi scambiati perchè altro da scambiarsi non c’è.


Gennaio/febbraio 2012



Condizione perpetua.
Terminano come le semplici battute ultime di una tragicommedia mentale: “Anche questa giornata di merda è finita così”, prima di chiudere inermi il sipario di palpebre.

(Ghiaccio nelle lande ai margini di un New Jersey veloce, macrobiotico, petrolifero.)
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