Un verme, ovvero come vissi una parentesi da anellida

Un fluire forte di condiviso dispiacere, tra una curva e l’altra di due semplici grafemi, rassicuranti come un abbraccio primordiale, guardandosi bloccano minacciosi il quieto infinito. Strisciavo sulla terra, coprivo il mio corpo inetto di residui umani, di complessi elementi graffianti. Molle e liscio mi trascinavo tra gli enormi sassi, steli e fili d’erba che si stagliavano in cielo. Il mio corpo piccolo e privo d’ossa s’addentrava nelle basi calpestate, quei luoghi che gli umani vedrebbero con gli occhi della morte – sempre se saranno così fortunati da essere liberi, almeno da cadaveri, da quella gabbia che chiamano bara. Quando desidero il cielo mi sfiora il rischio. Striscio parallelo ad esso, i tonfi della fretta sono una pioggia di lame. Sarà improvviso? Non ho le ossa ma ho i nervi

Quando desidero il cielo mi sfiora il rischio. Striscio parallelo ad esso, i tonfi della fretta sono una pioggia di lame. Sarà improvviso? Non ho le ossa ma ho i nervi

.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...