I mangiatori di soufflè

La regina delle risaie si rifiniva i tratti del volto con polvere da sparo mentre inspirava l’odore umido delle baite e il romanticismo vittoriano. Ogni sera pettinava il cielo e i prati per portare frammenti pastello nei suoi dipinti di porcellana, preparava meravigliose sinfonie di curcuma e tuberi, univa l’estate della mentuccia secca al verso delle cicale nelle cipolle soffritte. Aspettavamo corrosi da quell’ansia puerile e selvaggia di guardare il cielo caderci addosso durante uno tsunami di vento. La donna delle risaie non tornava più. Non c’erano più le patate schiacciate dal colore del sole, del sole estivo di mezzogiorno con il calore del curcuma.
Una cortigiana con petali di begonia sulle guance e ragni tra le ciglia bruciava le spezie d’oriente, gratinava ed eliminava il freddo e inseriva il grasso di suini morti. Trangugió tutto ingollando vino stantio. La osservammo indifferenti gustando il nostro dolce succo d’uva pregiato.

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