Candida analisi poco approfondita di un sentito anniversario della Liberazione, in questi cinici e purulenti anni zero

Grazie a loro ora possiamo fissare depressi il soffitto mentre qualcuno ci prepara la cena e ci stira i vestiti . Possiamo studiare, informarci, emanciparci e tweettare i nostri progressi condividendoli con il mondo. Possiamo fotografare con i nostri iPhone bellissimi paesaggi immaginandoci romantici ottocenteschi. Possiamo passare divertenti serate assumendo droghe comprate con i soldi della paghetta.

Parteciperemo ai soliti cortei del cazzo, ascoltando ammirati racconti antichi che proprio non riusciamo a traslare nella nostra esistenza. Scriviamo articoli intrisi d’ideologia, nostalgici e sognanti, riceviamo applausi dai benpensanti, accorati consensi.

A volte pensiamo d’aver capito. Dovremmo rispondere a testa alta e con la pacatezza di chi sa di aver ragione ai capi che ci umiliano. Dovremmo schiaffeggiare i trogloditi che inneggiano al fascismo, e non intendo solo chi fa il saluto romano o ha il poster di Mussolini in camera, anche chi è fascista pur non conoscendo il programma di San Sepolcro e il suo disgustoso stilatore.

Bisogna essere costretti a resistere. Non c’è il richiamo del cibo, il richiamo dell’amore, degli affetti, dei vestiti e del collezionismo maniaco. C’è solo la libertà. Siamo circondati da barriere calde e confortevoli, ci riparano dalle piogge acide dei nostri tempi, resistere non serve, basta ricordare. Il 25 aprile ricordiamo chi è morto combattendo per la libertà sua, per la libertà nostra.

Ci bastano le nostre parole che una volta volate via diventano cenere. Resistono in Siria e Bahrein, tra polvere da sparo e polvere alzata sulle piste di gara, resiste chi ce lo racconta rischiando la vita insieme a loro.

Noi non possiamo resistere. Dobbiamo lavorare sempre di più – lavori che non ci piacciono il più delle volte – pagare sempre più tasse per riparare ai tracolli dell’alta finanza, dobbiamo comprare pannolini il più possibile delicati per evitare che si irriti il culo dei nostri bambini, dobbiamo intrattenerci la sera, stanchi, di fronte ai prodotti scadenti che ci propongono in televisione.

 

 

Mesi fa al MoMA di New York erano esposte delle opere di Sanja Ivekovic. Diverse stampe raffiguranti modelle che posavano per i più noti marchi dove invece che i loghi e gli slogan c’erano i nomi e le brevi biografie di giovani antifasciste.

 

 

 

Ljubica Gerovac, accusata di essere coinvolta in attività anti fasciste. Per evitare di essere catturata si suicidò. Aveva 22 anni.

 

Come lei molte altre, molti altri, ovunque nel mondo e in ogni era.

Chè un giorno, almeno, possiamo ricordare. Buon 25 Aprile a tutti.

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