Futuro remoto

Cercavo una stanza in affitto vicino al mare e agli aerei. Abbastanza in alto, per vedere il cielo, magari anche con la possibilità di addormentarmi ascoltando il mare e Lou Reed. Nemmeno avrei sgradito quel piano terra dal quale secoli prima scrivevo nella mente sonetti sugli pneumatici che vedevo dalla finestre, vicini e alla mia altezza, e sui dubbi d’amore. Mi ritrovavo a convicermi che il verde in fondo era impagabile, come i belati e i nitriti che attraversavano la zanzariera insieme al polline più sottile che si posava sull’ Insostenibile Leggerezza dell’Essere. Il passato era come il boss acquatico di Legend Of Zelda Ocarina of Time. Una frusta liquida con una presa forte che ti agitava in aria e poi ti ributtava sugli spuntoni di ghiaccio.

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