Sulla necessità di fuggire la realtà #?

Avevo intenzione di scrivere una mia opinione dettagliata riguardo l’ultima puntanta di Servizio Pubblico. Mi aveva colpito soprattutto come Vittorio Sgarbi – una persona della quale poco ammiro, anzi – avesse portato in luce – tra le sue solite urla e il suo infervorarsi da borgataro fomentato per l’ultima di campionato – un concetto che mi è molto a cuore, ovvero il vizio che ormai è di moda come il Mojito e i balli di gruppo (che in realtà sono dgli evergreen): la demonizzazione della vecchiaia. Se non ci sono giovani adatti, e chiunque abbia un minimo a che fare con i giovani capirebbe che davvero non ce ne sono, perchè dover necessariamente “rottamare” i “vecchi”? Non mi addentro nel discorso politico che non mi è affatto a cuore, cito coloro che citò il signor Sgarbi. Minoli e Santoro, ad esempio, non sono mica dei giovenetti aitanti (eh no Michele, quell’antica tinta per capelli non funzionò un granchè) ma la demenza senile ancora non pare non li abbia sfiorati e continuano a creare in maniera egregia. Un grandissimo merito anche a Corrado Augias. E Natalia Aspesi? Chi altro mai riuscirebbe ad essere così arguta, diretta, ironica e rassicurante allo stesso tempo nella Posta del Cuore del Venerdì di Repubblica? Quei giovani che tanto decantano sono fuggiti all’estero o si sono suicidati, o sono procinto di fare una delle due cose (o entrambe, io ad esempio troverei più teatrale uccidermi a Williamsburg).

Non volevo parlarne ma alla fine ne ho parlato, misera lingua, misere dita. Non volevo parlarne perchè provo disagio. Parlare del reale e del concreto mi ricorda il lavoro di uno – perdonate il volgarismo – STURACESSI. Il continuo contatto con la merda. È vero, la merda fa parte della vita, parte integrante. Se ne parla in modo goliardico da bimbi, se ne parla al proprio medico in caso di disturbi, vola alta come parola nelle discussioni più ardenti. [mi scuserei anche per l’uso della parola “merda”, non sono mica Beppe Grillo io]

Ma la politica, le persone, il vivere comune, si ovvio, ne parleremo e ne discuteremo sempre, ma con la solita malinconia che provoca spesso l’adeguamento all’etichetta. Per noi codardi, è difficile fuggire del tutto la realtà. Un ottimo compromesso sarebbe viverla senza eccessivi condizionamenti e sentimentalismi.

Quando da queste parti ancora crescevano i fiori, mi ritrovare ad allestire piccole scenette teatrali con protagonisti narcisi, giacinti e tulipani. I narcisi soprattutto erano degli ottimi intepreti, quella loro trombetta è così espressiva, si prestava benissimo per personaggi surreali e sconnessi, grotteschi e un po’ buffi. [potrebbe continuare]

In effetti Fabrizio De Andrè conferma con garbo che dal letame nascono i fior. Mai una certezza, in questa vita.

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