Riflessioni romantiche

Non ho idea di come sia uno sguardo innamorato.  Forse è lo stesso che ha quando glielo tengo in mano e le lingue si avvinghiano, e poi ci riguardiamo. Quando tutto ti si rivela, quello sguardo diventa una maschera patetica col solo fine di stimolare il tuo corpo colpendo la mente. E non funziona più. Scopri che non sei una musa, nemmeno un’amica, una confidente, qualcosa di esteticamente e intellettualmente mirabile. Il tuo ego è maciullato, uno sguardo che doveva eccitare, intenerire, diviene siero amaro. Tieni gli occhi chiusi e pensa a quanto ti piace. Tra le carezze capisci quanto sia tutto fittizio, come tu ti sia fatta abilmente guidare in quel turbinio d’ego ed edonismo. Poi rimane solo il cielo terso e la tua mano bagnata e accanto a te il distacco appagato. Un monotono incrociarsi di occhi vacui.

Mi vedi pallida? Credo d’avere una brutta cera. Non mi pare. Uno sguardo veloce, quasi disgustato.

Infine, vomiterò tutto, un giorno vomiterò la mia brutta cera su un pavimento permeabile.

L’amore, come lo intendiamo noi, è solo questo, la necessaria e deleteria affermazione di sé, nell’inferno occulto di quest’oasi rigogliosa.

Brutture Estive #1

La resistenza all’incedere del tempo, ai soprusi, al fato.

La vita, la mente, il prolungamento delle sofferenze sono manifestazioni impide di autolesionismo. L’estremo gesto è trascinarsi nel percorso predefinito che l’umanità ci offre o impone. Il primo vagito è il principio del dolore.
La malattia è la consapevolezza.
Chiederemo agli psicoanalisti di riformattarci. Non devi creare disagio negli altri.

Le fatiche e le sofferenze ci vengono addolcite dagli ideali dell’amore, della libertà. Hanno confuso l’istinto di conservazione con sentimenti aulici, che muovono il cielo e le stelle.  Il cielo è soltanto un’opprimente recinto dai colori che calmano le nostre esigenze estetiche, impregnano di languore fittizio un blocco di solitudine e rancore. Gli esseri viventi di questa terra altro non sono per noi che compagni di cella. C’è chi ha accettato i palliativi della natura. Noi guardiamo l’iride felino e piangiamo questa dualità.