Il coltivatore di fiori del male

Ogni consapevolezza scivolava nei tubi di scarico mentre pattinavo su una giardino di foglie rosse gialle e violacee incontrando l’orizzonte con l’iride intero, eppure cosa era questo continuo irrigare disperazione con lacrime fredde? Semi di miasma si erano persi ovunque nella mia dimora di sangue mesto. Ma non continuavo a ripeterti ogni volta che tutto sarebbe andato bene? Allora perché non smetti di pattinare su quelle foglie umide e non volti le spalle a quell’orizzonte incerto e fumoso? Perché non riesci a diventare grande?

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Motore immobile

La solitudine. Non temono di circondarsi di mediocrità, tanta è l’ansia di rimanere soli. Raccolgono quel che il destino offre loro, anche se non gli è congeniale, anche se aspirano ad altro e in fondo vorrebbero ciò che riterrebbero il meglio. Collezionano sorrisi estesi alla sola bocca in fotografie da condividere per dimostrare al mondo intero che loro non sono soli, loro non sanno cosa sia la noia. Non c’è tempo che per guadagnare per poter bere relazioni distraenti, di certo poco inebrianti ma a quello ci pensano cosmopolitan e daiquiri. Devono guadagnare per poter poter ottenere quel velo da incolllare agli occhi che alteri allo sguardo ciò che è oggettivamente brutto e lo renda almeno tollerabile. La notte il deterioramento delle membra non impedisce tuttavia un lento e millimetrico cambio di traiettoria della mente, un solo momento prima di chiudere gli occhi, una scintilla che tenterà sempre, prima della morte, di innescare l’incendio.