Riflessioni romantiche

Non ho idea di come sia uno sguardo innamorato.  Forse è lo stesso che ha quando glielo tengo in mano e le lingue si avvinghiano, e poi ci riguardiamo. Quando tutto ti si rivela, quello sguardo diventa una maschera patetica col solo fine di stimolare il tuo corpo colpendo la mente. E non funziona più. Scopri che non sei una musa, nemmeno un’amica, una confidente, qualcosa di esteticamente e intellettualmente mirabile. Il tuo ego è maciullato, uno sguardo che doveva eccitare, intenerire, diviene siero amaro. Tieni gli occhi chiusi e pensa a quanto ti piace. Tra le carezze capisci quanto sia tutto fittizio, come tu ti sia fatta abilmente guidare in quel turbinio d’ego ed edonismo. Poi rimane solo il cielo terso e la tua mano bagnata e accanto a te il distacco appagato. Un monotono incrociarsi di occhi vacui.

Mi vedi pallida? Credo d’avere una brutta cera. Non mi pare. Uno sguardo veloce, quasi disgustato.

Infine, vomiterò tutto, un giorno vomiterò la mia brutta cera su un pavimento permeabile.

L’amore, come lo intendiamo noi, è solo questo, la necessaria e deleteria affermazione di sé, nell’inferno occulto di quest’oasi rigogliosa.