La moda del minimal ovvero la semplicità nell’eloquio

Mi tagliai i capelli con delle forbici da cucina

Quelle con cui si squarciano le carcasse di pollo

Una ciocca era lucida, non credevo

Cadevano fili ruvidi rossastri nel lavandino rotto, non immaginavo

Tra tutti, quella ciocca liscia e lucida

Sembrava del colore delle foglie d’autunno calpestate e bagnate di pioggia

La buttai nel cestino degli assorbenti

Ammirai soddisfatta il mio taglio involontariamente asimmetrico

Dopo ore di crucci colme, si stappò il petto e potei finalmente

Immagine

 

Boccheggiare in superficie.

Filastrocca senza rima senza pretese

Il sole tremulo tra le grate vermiglie
Lento e tenue il disegno di fumo delle sue grandi ali
Una tela di germogli era la corazza contro i bardi della solitudine
Tra i corridoi stretti strisciava sulla sua tela
Colorando di fumo le melodie funebri del grande violoncello sulla montagna
Dove l’eco, imprigionato tra le spine, diveniva demone rabbioso
Puro magma dagli occhi gialli
La tela di germogli divenne cenere
Il grifone dalle ali di fumo dissolto
Sui colli viola di primavera superata